Sono tornata da poco da uno dei viaggi piu indimenticabili della mia vita, il Nepal a fianco di ActionAid.

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Se leggete il mio blog da un po’ sapete che l’anno scorso avevo fatto un viaggio con ActionAid per documentare la violenza sulle donne in India. Quel viaggio ha cambiato tutto, è stata un’esperienza profonda che mi ha fatto capire che la direzione che volevo prendere con il mio lavoro non era più quella del turismo. Da quel giorno ho deciso che volevo viaggiare raccontando non più storie di luoghi ma storie di gente del posto e delle loro comunità, storie delle loro difficoltà, dei loro successi e dei cambiamenti che possiamo realizzare ovunque nel mondo. Penso non sia un’ esagerazione dire che ActionAid mi ha cambiato la vita.

Il viaggio di quest’anno è stato diverso da quello in India. Abbiamo viaggiato con 16 dei loro sostenitori—persone che venivano da città con background diversi, tutti sostengono a distanza un bambino e la sua comunità, ognuno in un paese diverso, compreso il Nepal—e insieme abbiamo visitato i vari progetti che ActionAid sta portando avanti a Kathmandu e abbiamo conosciuto le comunità sostenute anche grazie alle loro adozioni a distanza.

DIARIO DI VIAGGIO

Ci incontriamo in aeroporto a Doha, riabbraccio il “team ActionAid” e incontro i 16 nuovi compagni di avventura. Nei loro occhi curiosità e aspettative diverse. Io sono lì per raccontare la loro storia, loro per viverla. C’è chi è venuto per cercare risposte, chi per togliersi dubbi, chi per capire un po’ di più, ma qualunque sia il motivo che li ha spinti a partire, sono tutti mossi dalla voglia di aiutare, di contribuire a cambiare un pezzettino di futuro, di essere parte di qualcosa che ancora non sanno per certo cos’è.

Arriviamo a Kathmandu stanchi dal viaggio. Il pomeriggio visitiamo Durbar square. L’odore di incenso, il rumore di campanellini e le donne in sari in coda per la puja serale, mi riportano subito in India ma basta osservare i templi di legno, le bandierine tibetane appese ovunque e l’atmosfera decisamente più rilassata di quella indiana per capire di essere in Nepal. La sera ci troviamo tutti a cena ed iniziamo a conoscerci, preparandoci per la settimana che abbiamo davanti.

Il giorno dopo inizia il viaggio vero e proprio. La mattina incontriamo lo staff di ActionAid Nepal che ci accoglie in ufficio con una cerimonia. Grazie a loro alcuni dei sostenitori riescono a parlare con i bambini che hanno adottato a distanza qui in Nepal, l’emozione nei loro occhi e nella loro voce è indescrivibile, ci commuoviamo tutti guardandoli guardare lo schermo. Più tardi lo staff locale ci spiega la situazione attuale in Nepal, ci dicono che la ricostruzione dopo il terremoto (che ha ucciso quasi 9000 persone e ha distrutto quasi 600mila edifici) procede lenta, ma che le cose sono nettamente migliorate dal 2015 e il Nepal è pronto a lasciarsi questa storia alle spalle per raccontarne di nuove.

Nuove storie come quella che vede protagoniste le donne del centro che visitiamo nel pomeriggio successivo, che ci accolgono mettendoci il Tilaka sulla fronte (un marchio rosso solitamente fatto di pasta di sandalo che simboleggia la purezza). Con il sostegno di ActionAid le donne hanno potuto e possono avere un ruolo chiave all’interno della comunità nella gestione della ricostruzione e della prevenzione. Vi racconto di un paradosso che ha dell’incredibile. Nella sua devastante drammaticità il terremoto ha rappresentato un’opportunità per tante donne per farsi avanti, rivendicare i loro diritti ed essere incluse nei ruoli di leadership solitamente riservati agli uomini. Dopo il terremoto ActionAid e’ intervenuta creando dei Women Friendly space , centri dove le donne di una comunità si possono incontrare per discutere i loro problemi e supportarsi a vicenda. Grazie a questi centri ora molte donne invece di esser costrette a stare a casa stanno iniziando ad avere attività proprie che permettono di diventare indipendenti economicamente e di combattere la violenza domestica.  Pabitra, una delle donne sedute con noi sul pavimento del centro ci racconta che il marito la picchiava e ha perso l’udito dopo un pestaggio, ma adesso grazie al training e al supporto del centro e può aiutare altre donne come lei a uscire dalla spirale della violenza.

Nei giorni successivi i sostenitori si rimboccano le maniche e iniziano i lavori  alla scuola Bani Bilas, nel villaggio Chapagaun, che è stata parzialmente distrutta dal terremoto. I bambini curiosi li osservano dai corridoi e dalle classi, e mentre loro spostano cumuli di terra e trasportano mattoni, io e Alberto(il videomaker), documentiamo tutto quello che succede.

 

La settimana vola veloce, di giorno si lavora e si visitano i progetti e di sera si esce tutti insieme a Thamel, e tra un mattone e l’altro, e una Gorkha e una Sherpa beer si creano nuove amicizie, si fortificano legami già esistenti e si scambiano pensieri e emozioni fino a tarda notte sul balcone dell’hotel.

La domenica c’è una partita di calcio: Nepal-Italia, I sostenitori contro le ragazze del Fusion Football Club di Manohara (un progetto avviato da ActionAid per combattere gli stereotipi di genere, dove vengono organizzati tornei di calcio aperti soprattutto alle ragazze e ai bambini di classi inferiori) che massacrano i nostri 7 a 3! Il campo è in una zona più agiata di Kathmandu, le strade sono asfaltate (che e’ raro!), la gente nel quartiere e’ vestita bene, le case sono nuove. Ci dicono che dove le ragazze vivono non ci sono spazi né opportunita’ per farle giocare e l’unica soluzione e’ portarle in questa zona della citta’ dove si trovano i campi da calcio.

Nel pomeriggio arriva un momento che nessuno si aspettava e che rivoluziona la prospettiva dell’esperienza di tutti. Scendiamo dal van e inaspettatamente ci ritroviamo negli slums. Sono stata nelle slums in viaggi precedenti, la prima volta proprio con ActionAid a Bhopal in India. Anche se adesso sono abituata, non è mai un’esperienza leggera; la povertà urbana per qualche ragione mi è più difficile da digerire di quella rurale; le condizioni sono più estreme, più degradanti. Case minuscole di lamiera tenute in piedi con lo spago dove vivono intere famiglie, fogne a cielo aperto, spazzatura in decomposizione onnipresente. Ci si sente piccoli, impotenti, frustrati, anche arrabbiati. Mentre penso queste cose incrocio lo sguardo di Francesca…e’ facile riconoscere lo sguardo di chi si e’ appena spezzata il cuore, era lo stesso che avevo io l’anno prima in India. Mentre camminiamo verso l’ingresso improvvisamente c’è un senso di pesantezza nell’aria, c’e’ silenzio, vedo lo sguardo di Francesca riflesso anche in molti altri occhi.

Ma il momento in cui arriviamo nella comunità tutto cambia: siamo circondati da sorrisi, abbracci, strette di mano, risate e colori. Ci ritroviamo davanti le ragazze con cui avevamo giocato a calcio la mattina, siamo tutti sorpresi perchè nessuno di noi immaginava che vivessero qui quando le abbiamo viste al campo, nel quartiere con le strade asfaltate. Parliamo un po’ con i ragazzi che sono sveglissimi, parlano tutti un inglese forse migliore del nostro e hanno tanta tanta energia e voglia di fare. Ci portano dentro il centro dove si ritrovano per dare sfogo alla loro creatività, hanno preparato uno show per noi. C’è chi balla coreografie di danza Nepalese, chi canta, chi recita, chi legge poesie; e tra balli, canti, altri abbracci e incroci di sguardi che parlano la stessa lingua i sostenitori trovano le loro risposte, si tolgono tutti i dubbi e capiscono un po’ di più…

La realtà ha un aspetto diverso vista di persona piuttosto che tramite uno schermo; In tempi dove le ONG sono sotto attacco continuo dall’ignoranza e dal cinismo crescenti in Italia, e’ diventato sempre più comune provare diffidenza verso chi cerca di rendere il mondo un posto migliore. Ma basta guardare questi ragazzi negli occhi per vedere l’importanza del sostegno dato e capire l’impatto del lavoro che viene svolto qui.

Come diceva Bourdain, vedo gente bellissima che sta facendo il meglio che può fare in situazioni molto molto difficili.  Questi ragazzi hanno voglia di vivere che gli scorre nelle vene e un giorno diventeranno uomini e donne che avranno un forte impatto sulla loro comunita’ e aiuteranno a migliorarla.

Torniamo in hotel tutti con mente, cuore e anima pieni di sensazioni, emozioni, momenti, immagini e parole. Troppe da elaborare adesso. Ci vorranno giorni, settimane, forse mesi prima di capirci qualcosa.

E in un lampo arriva anche l’ultimo giorno e il momento degli addii. Loro tornano a casa e io e Alberto rimaniamo per raccontare altre storie. La malinconia aleggia tra il gruppo. E’ stata una settimana intensa, con pochissime ore di sonno ed emotivamente ci siamo spinti tutti un po piu in la di quel che pensavamo, abbiamo i cuori spezzati e pieni allo stesso tempo. Questo tipo di viaggi sono quelli che più vale la pena fare, rimarranno con te per sempre, ti buttano addosso un senso della vita che non si trova in molti altri modi, questi viaggi ti cambiano.

Sulla terrazza dell’ufficio di ActionAid Nepal facciamo un’ultima chiacchierata, ci sono tante lacrime che scorrono. Li guardo e invidio quelle lacrime, perché sono lacrime che vengono dal vivere una storia e io so che preferirò sempre raccontarle le storie invece. Ma forse si possono vivere certe emozioni anche tramite un obiettivo o una penna, perchè ho le stesse loro lacrime di nostalgia e gioia scrivendo queste parole, sapendo di aver avuto la possibilità di esserci per questa esperienza che è stata una grande lezione di vita ma soprattutto di umanità.

Grazie con tutto il cuore ActionAid per questa esperienza che porterò sempre con me. Grazie Viviana e Giorgia per averla creata. Grazie Paolo e Alberto per essere my media dream team. E un grazie ai sostenitori di ActionAid per avermi fatto emozionare attraverso la vostra storia. Alla prossima avventura!

Love,

S

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